Mettiamoci il dito/6
La Vendetta Imperfetta
Peccato aver mandato una mail all’Ansa. Perché la vendetta perfetta sarebbe stata un’altra. La vendetta perfetta sarebbe stata, piuttosto, candidarsi subito a leader del Pd.

Peccato aver mandato una mail all’Ansa. Perché la vendetta perfetta sarebbe stata un’altra. La vendetta perfetta sarebbe stata, piuttosto, candidarsi subito a leader del Pd. Berlusconi contro Berlusconi come Kramer contro Kramer (ma nelle urne, e non sui giornali accanto alla Fiat e alla febbre suina). Veronica, adorata dal centrosinistra per la sua vis iconoclasta, avrebbe reso così un servizio alla metà del paese in attesa di opposizione possibile – vuoi mettere il suo carisma di donna forte, solida e chiara nelle idee con la medietà dispettosetta di Dario Franceschini? Senza contare che Veronica avrebbe, al tempo stesso, creato un vero problema al consorte e al “potere senza ritegno che offende le donne” con il “ciarpame senza pudore”.
Detto questo, resta un dubbio: ma perché Veronica se l’è tenuto, suo marito, se già due anni fa non ne poteva più al punto da scrivere un j’accuse a Repubblica? Perché non l’ha buttato fuori di casa allora (se non dal cuore, ché il cuore è misterioso e capriccioso), seguendo la pur sacrosanta rabbia che la animava, o addirittura prima – anni prima, magari – di giungere alla pubblica denuncia su testata nemica? Perché ha aspettato così tanto, se già nel 2007 l’uomo, in tutte le sue pecche, le era noto? E’ vero che una donna può essere paziente a tempo indeterminato, e per ragioni imponderabili. E’ vero che, tantopiù se è innamorata, le tenta tutte prima di andarsene o di lasciar andare. E’ vero che per i figli si è dapprima tentati di scegliere il quieto vivere e poi di ricucire l’irricucibile, anche se i figli sono grandi. E’ vero pure che noi non sappiamo che cosa i due coniugi si siano detti dal 2007 a oggi e prima del 2007 – lui, per l’ennesima o per la prima volta, potrebbe aver fatto di tutto per convincerla che era cambiato. Lei potrebbe aver deciso di dargli l’ultima possibilità. E però il mistero non si scioglie: se aveva deciso di tenerselo, perché ora, dopo due anni di sopportazione, rifà la stessa mossa di due anni fa? La prima volta la pubblica denuncia spiazza, la seconda no. La prima volta può essere frutto spontaneo di ira passionale, la seconda no. Per favore, Veronica, dicci allora che questo è il tuo primo, studiatissimo atto elettorale. Scendi in campo e risparmiaci, tu che puoi, il congresso pd nell’ottobre prossimo venturo.
Marianna Rizzini è nata e cresciuta a Roma, tra il liceo Visconti e l'Università La Sapienza, assorbendo forse i tic di entrambi gli ambienti, ma più del Visconti che della Sapienza. Per fortuna l'hanno spedita per tempo a Milano, anche se poi è tornata indietro. Lavora al Foglio dai primi anni del Millennio e scrive per lo più ritratti di personaggi politici o articoli su sinistre sinistrate, Cinque Stelle e populisti del web, ma può capitare la paginata che non ti aspetti (strani individui, perfetti sconosciuti, storie improbabili, robot, film, cartoni animati). E' nata in una famiglia pazza, ma con il senno di poi neanche tanto. Vive a Trastevere, è mamma di Tea, esce volentieri, non è un asso dei fornelli.
